Little Flower’s Reflection 

​(Gioele 2:12-18; 2 Corinzi 5:20-6:2; Matteo 6:1-6,16-18)

Polvere baciata e amata da Dio

Con la celebrazione di questa sera comincia il tempo di quaresima, che ci aiutera’ a vivere nel modo piu’ sincero che sia possibile la pasqua di Gesu’.
Ci vengono consegnati: 
una parola, quella di Dio che ci invita a camminare sulla via del continuo rinnovamento della mente e del cuore; 
un segno, la cenere che riceviamo sulla fronte, che ci vuol comunicare il suo messaggio di umilta’ e conversione; 
tre impegni: preghiera, digiuno ed elemosina, che vogliono ricordarci le tre direzioni importanti della nostra vita.
1) La cura della relazione con Dio, che è ascolto della sua parola, preghiera personale e in famiglia, prendersi un tempo per partecipare anche in giorno feriale alla celebrazione dell’eucaristia, vivere il sacramento della riconciliazione. 
2) La cura della relazione con noi stessi, significata dal digiuno, che se vissuto bene aiuta l’autocontrollo e la ricerca di equilibri ai quali non pensiamo spesso, ad esempio potrebbe essere per me l’occasione di riscrivere la mia personalissima scala di valori, la rinuncia al superfluo, perché tutto possa diventare aiuto concreto ai più bisognosi ed indifesi.
3) La cura della relazione con il nostro prossimo, perché quello è il senso dell’elemosina. lo ripeto ancora una volta perché fa bene soprattutto a me: la parola elemosina viene dal verbo greco eleao che indica non tanto un aiuto materiale, quanto un coinvolgimento nella vita dell’altro, un farsi prossimo, un avere compassione, un entrare dentro le situazioni. Elemosina è carità, comprensione, amabilità, perdono, verso i vicini e verso i lontani.
Il segno della cenere allora, non è mai facile da spiegare (almeno io mi trovo sempre in difficoltà). Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai: è una delle due formule che si usano quando vengono imposte le ceneri. Certo lo sappiamo che tutto passa ed ha una fine (nei giorni scorsi le prime letture ci hanno fatto meditare proprio sulle opere dell’uomo che per quanto maestose poi crollano) e non siamo qui per un “pistolotto” sullo stile: state in guardia… attenti che poi… (alcuni lo facevano per tempo, magari tirando fuori un teschio per far più impressione ai fedeli). Molto semplicemente vogliamo avere una attenzione speciale a far si che quella tendenza a vivere e centrarsi troppo sul presente che naturalmente abbiamo, possa lasciare spazio a quel guardare oltre che tanto abbiamo sottolineato nel cammino parrocchiale, sia per quello che riguarda le omelie domenicali sia per quello che riguarda il cammino dei gruppi giovani. Per questo, dopo aver ricevuto la cenere baceremo il libro dei vangeli e ascolteremo la seconda formula: convertiti e credi al vangelo, credi alla parola eterna, credi alla parola che non passerà e che ci assicura che il nostro destino è la risurrezione.
La cenere ci parla di penitenza, ma non e’ questione di mortificarsi e farsi del male, no! Il mondo di oggi (io!!!) ha bisogno di austerità, di sobrietà perché sciupiamo, consumiamo troppo. E al mondo possiamo dire che la sobrietà è libertà e che invece di consumare possiamo “dare la festa della condivisione”! e anche in un giorno mesto come il mercoledì della ceneri la chiesa può esercitare il ministero dell’allegria e della gioia: ricevo le ceneri per cominciare a vivere lo slancio della carità!
La cenere ci parla di umiltà: non ha certo lo splendore del fuoco, o la sua forza; non ha la vitalità dell’acqua o la fecondità della terra; non ha la bellezza delle pietre preziose ne’ la fragranza di un profumo. Sì, concima bene, ma ci sono altre cose che concimano bene e il paragone non è poi così edificante. Mi fa bene pensare che ricevo sulla fronte qualcosa che non serve a nulla, perché è bene che io senta e faccia i conti (almeno oggi!!!) con la mia incapacità, che io faccia un bagno di umiltà; però, è anche vero che non siamo destinati ad essere pura polvere, perché su questa polvere del suolo, Dio ha soffiato il suo soffio che è spirito di vita. Riceviamo le ceneri, ma baciamo idealmente anche la polvere della terra dalla quale veniamo, dalla quale siamo nati, la terra che sono i nostri cari, la terra che sono coloro i quali ci sono stati d’esempio, le persone che ci hanno amato e ci hanno parlato di Gesù. Baciamo con gratitudine questa terra, perché prima di noi l’ha baciata e l’ha amata Dio.

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