Perché a loro parli con parabole?

Gesù, parlando in parabole, dona compimento a due profezie: alla PAROLA DI ISAIA E A QUELLA DEL SALMO. ISAIA RIVELA E MANIFESTA IL CUORE INDURITO DEL POPOLO DEL SIGNORE. UN CUORE CHE NON VUOLE CONVERTIRSI. Per la sua ostinazione il Signore non può impedire la distruzione di Gerusalemme. La città Santa sarà rasa al suolo e i suoi abitanti prenderanno la via dell’esilio. Solo nel deserto di Babilonia il popolo si convertirà e ritornerà a Dio. Il Signore perdonerà il suo peccato e lo ricondurrà in Gerusalemme.

Egli disse: «Va’ e riferisci a questo popolo: “Ascoltate pure, ma non comprenderete, osservate pure, ma non conoscerete”. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendilo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi, e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da essere guarito». Io dissi: «Fino a quando, Signore?». Egli rispose: «Fino a quando le città non siano devastate, senza abitanti, le case senza uomini e la campagna resti deserta e desolata». Il Signore scaccerà la gente e grande sarà l’abbandono nella terra. Ne rimarrà una decima parte, ma sarà ancora preda della distruzione come una quercia e come un terebinto, di cui alla caduta resta il ceppo: seme santo il suo ceppo (Is 6,9-13).

Il Salmo rivela invece un popolo che non comprende, è sordo, ostinato. Il Signore compie miracoli su miracoli, portenti su portenti, prodigi su prodigi, ma i figli di Israele sono sempre senza fede e tentano il loro Dio, lo mettono ogni giorno alla prova. Quanti sono contemporanei di Gesù Signore vivono in una condizione spirituale peggiore di quella nella quale vivevano quanti sono usciti dall’Egitto. Eppure Gesù ha fatto segni, miracoli e prodigi infinitamente più grandi di quelli operati da Mosè. Sono queste le parabole del Signore, la narrazione dei suoi prodigi. Le parabole del regno non sono forse i grandi prodigi spirituali che compirà Gesù? C’è cosa più grande che introdurre l’umanità nel vero regno di Dio, che trasformare un uomo da essere naturale in creatura spirituale, che rigenerare un cuore e renderlo partecipe della natura divina?

Ascolta, popolo mio, la mia legge, porgi l’orecchio alle parole della mia bocca. Aprirò la mia bocca con una parabola, rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato non lo terremo nascosto ai nostri figli, raccontando alla generazione futura le azioni gloriose e potenti del Signore e le meraviglie che egli ha compiuto. Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe, ha posto una legge in Israele, che ha comandato ai nostri padri di far conoscere ai loro figli, perché la conosca la generazione futura, i figli che nasceranno. Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli, perché ripongano in Dio la loro fiducia e non dimentichino le opere di Dio, ma custodiscano i suoi comandi. Non siano come i loro padri, generazione ribelle e ostinata, generazione dal cuore incostante e dallo spirito infedele a Dio (Sal 78 (79)1-82). 

Conoscere i misteri del regno è un dono che Dio vuole fare ad ogni uomo. È necessario però che l’uomo lo voglia, accolga il dono, si lasci trasformare da esso. Mai Dio darà un solo suo dono a quanti se ne servono per distruggere il suo stesso regno.

Dio vuole tutti abbracciare con il suo amore e la sua misericordia, solo però se l’uomo si lascia abbracciare e desidera tornare nella sua casa per vivere da vero figlio.

SS Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci degni del regno di Dio. Santa Teresa di Gesù Bambino, prega per noi.

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